Torino   29-11-2021
Reability

Il contesto

Fotogallery Algeria, contestoIl Sahara Occidentale è un’area di circa 260.000 Kmq che si affaccia sull’Atlantico per un migliaio di chilometri, tra il Marocco, l’Algeria e la Mauritania. E' in gran parte desertico, ma ricchissimo nel sottosuolo e con coste pescosissime. La popolazione appartiene al complesso delle tribù Saharaui, la cui origine si può ricondurre all’immigrazione degli arabi Maquil, provenienti dallo Yemen.
Verso la fine del periodo coloniale, il popolo Saharaui appariva già largamente sedentarizzato e urbanizzato, ma sempre attaccato alle proprie tradizioni. L'arabizzazione, molto intensa in alcune tribù, ha lasciato una traccia profonda nella lingua hassaniya, comune a tutte, molto vicina all’arabo classico. La religione è l'Islam sunnita, come nella maggior parte del Maghreb. L'organizzazione sociale era basata su un consiglio (Consiglio dei Quaranta) che riuniva periodicamente i capi delle tribù per prendere collegialmente decisioni che riguardavano gli interessi della comunità.
La Spagna era apparsa sulla costa atlantica del Sahara alla fine del ‘400, ma gli spagnoli cominciarono ad occuparsi del Sahara Occidentale solo agli inizi del nostro secolo, sollecitati dall’avanzata francese in Algeria, Mauritania e in Marocco.  
Dopo la seconda guerra mondiale, la resistenza Saharaui guarda con speranza in direzione del Marocco che sta rivendicando l'indipendenza
Nel 1960 1’Assemblea Generale dell'ONU riconosce il diritto dei popoli all’autodeterminazione.
A partire dal 1963, anche il Sahara Spagnolo viene incluso nella lista dei territori cui tale principio deve essere applicato. Sotto gli auspici delle Nazioni Unite, la risoluzione del l972 include per la prima volta anche il diritto all’indipendenza. Nell’agosto 1974, il governo di Madrid informa il Segretario generale dell'ONU dell’intenzione di tenere un referendum, sotto gli auspici delle Nazioni Unite, entro i primi sei mesi dell’anno successivo.
Violenta è la reazione del re del Marocco Hassan II, che annuncia una marcia popolare di occupazione pacifica di 350.000 persone. I marciatori reclutati in tutto il paese, ricevono la consegna di una copia del Corano e bandierine verdi, il colore dell’Islam: da qui l'appellativo di “marcia verde” dato all’operazione. In realtà si tratta di una vera invasione nel territorio Saharaui con forze di polizia e militari.
La Spagna si ritira, cedendo i territori a Marocco e Mauritania.
La preoccupazione principale del Polisario (Fronte di Liberazione Sahraui) diventa la protezione della popolazione civile dagli attacchi dell’esercito marocchino. Migliaia di persone si danno alla fuga attraverso il deserto fino al confine algerino, dove, nei pressi di Tindouf, viene allestita una prima tendopoli di accoglienza. L’esodo di massa avviene sotto i bombardamenti dell’aviazione marocchina.
Nel l976 il Fronte Polisario decide di proclamare l'indipendenza e la nascita della Repubblica Araba Saharaui Democratica (RASD).
La Mauritania ratifica con il Fronte Polisario nel l979 un accordo di pace.
Il Marocco invece, raddoppia lo sforzo bellico per occupare tutto il territorio dell'ex Sahara Spagnolo. Nel 1980 infatti il Polisario ha già recuperato una parte di territorio anche ai marocchini, ma Hassan II inizia la strategia dei muri di sabbia. Questi 6 muri, costruiti in tempi successivi dal 1981 al 1986 si snodano su un percorso di 2.500 km, dal sud del Marocco fino alla costa atlantica al confine della Mauritania racchiudendo circa 200.000 kmq. I muri sono di sabbia e pietrame, preceduti da campi di mine, controllati da sistemi elettronici di sorveglianza e da punti di guardia armati a distanze regolari. Al riparo dai muri, i marocchini hanno colonizzato il Sahara Occidentale come mai gli spagnoli avevano saputo fare. Nel 1988 l’ONU istituisce la MINURSO (MIssione delle Nazioni Unite per il Referendum del Sahara Occidentale) e un piano di pace.
Nel 1991 il Marocco e il fronte Polisario accettano una tregua e in accordi con Minurso stabiliscono nel gennaio 1992 la data del referendum per l'indipendenza. Da allora il Marocco continua a rinviare la data di tale referendum.
Si calcola che siano 250.000 i Saharaui residenti in campi profughi nell'estremo Sud-Ovest dell'Algeria, regione di Tindouf. Trent’anni di vita nella zona considerata tra le più invivibili del nostro pianeta.
Il territorio che ospita i campi profughi è di circa 100 kmq, ed è completamente desertico, piatto, ricoperto di sassi e sabbia (Hammada). Il clima è, ovviamente, di tipo desertico con piovosità quasi assente, anche se negli ultimi anni si sono verificati episodi di alluvione, causanti danni ingenti. La temperatura varia nelle due stagioni dai 50°-60°C in estate e i -5°C zero nelle notti d'inverno.
L'acqua è reperibile a breve profondità, ma ha una elevata salinità fino a renderla non potabile. La vita nei campi scorre lenta.
Nelle tende, per i più fortunati, la luce è garantita dai pannelli solari, per altri non resta che la luce fievole del gas.
Nella monotonia del paesaggio spiccano i colori delle donne saharaui, che avvolte dai loro mantelli trasparenti dai colori vivacissimi si occupano dell'amministrazione dei campi, e il sorriso dei bambini che giocano con pietre e sabbia.
Sono vecchi, donne e bambini a popolare le tende e le case di sabbia. E' duro nascere e vivere in un ambiente al limite della sopravvivenza, dove manca persino il bene più prezioso: l'acqua.